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gravidanza 1Secondo un'analisi dell'Imperial College di Londra, i grassi omega 3 dati alle donne incinte dalla 20esima settimana di gravidanza e nei primi 3 o 4 mesi di allattamento riducono sensibilmente (del 30%) il rischio di allergia alle uova, molto diffusa nella prima infanzia, nei bambini a un anno di età. Lo studio ha coinvolto circa 15 mila donne, che assumevano ogni giorno una capsula contenente olio di pesce, contenente buone dosi di acidi grassi omega 3. La ricerca ha dimostrato che l'olio di pesce e i probiotici possono ridurre il rischio che il bambino sviluppi una condizione allergica. Inoltre, gli scienziati ritengono che l'olio di pesce e in particolare gli acidi grassi omega 3, possa contribuire a "calmare" il sistema immunitario, prevenendo le iper reazioni tipiche delle allergie.

Omega 3 e probiotici in gravidanza riducono il rischio allergie nel bebè

I grassi omega 3 dati alle donne incinte dalla 20esima settimana di gravidanza e nei primi 3 o 4 mesi di allattamento riducono sensibilmente (del 30%) il rischio di allergia alle uova, molto diffusa nella prima infanzia, nei bambini a un anno di età. A dirlo è un'analisi dell'Imperial College di Londra su 400 studi, che hanno coinvolto in totale un milione e mezzo di pesone. In particolare, le donne prese in considerazione (circa 15mila) prendevano ogni giorno una capsula contenente olio di pesce, contenente buone dosi di acidi grassi omega 3. Al contrario, scrivono gli autori nell'indagine pubblicata su PLOS Medicine (e finanziata dalla Food Standards Agency, l'ente governativo inglese responsabile della sicurezza alimentare), evitare in gravidanza cibi potenzialmente allergenici - come nocciole, latte e derivati, uova - non incide minimamente sul rischio del bebè di sviluppare allergie o dermatite atopica (un'infiammazione della pelle non contagiosa causata da iper reattività del sistema immunitario). In alcuni soggetti, allergie alimentari e dermatite atopica sono associate.

Il potere dei probiotici
«Allergie alimentari e dermatite sono sempre più frequenti nei bambini in tutto il mondo - spiega Robert Boyle, principale autore del lavoro -. È stata fatta l'ipotesi che la dieta della mamma in gravidanza possa influire su questi aspetti, ma ad oggi non è stata fatta un'analisi approfondita della questione». Un'altra parte del lavoro è stata dedicata ai probiotici (batteri vivi in grado di modificare l'equilibrio della flora intestinale, in particolare il Lactobacillus rhamnosus), somministrati a circa 6mila donne incinte, dalla 36esima-38esima settimana di gravidanza e nei primi 3-6 mesi di allattamento, sotto forma di capsule, polvere o bevanda. Da notare che la maggior parte degli yogurt con probiotici ne contengono solo una piccola quantità. Ebbene, la supplementazione di probiotici ha mostrato nei bambini - tra i 6 mesi e i 3 anni di età - una riduzione del 22% del rischio di sviluppare dermatite atopica. «Le nostre ricerche mostrano che l'olio di pesce e i probiotici possono ridurre il rischio che il bambino sviluppi una condizione allergica: di questa indicazione si dovrà tenere conto quando verranno aggiornate le linee guida per la gravidanza» aggiunge Boyle. Anche precedenti studi avevano correlato determinate modificazioni dei batteri normalmente presenti nell'intestino con il rischio di sviluppare allergie. Per quanto riguarda l'olio di pesce (e in particolare gli acidi grassi omega 3), si ritiene che possa contribuire a "calmare" il sistema immunitario, prevenendo le iper reazioni tipiche delle allergie. Altri acidi grassi (omega 6) non hanno invece mostrato questi effetti.

Sistema immunitario
Le allergie alimentari sono molto diffuse nei bambini piccoli: i cibi più "a rischio" sono nocciole, uova, latte e grano. Nel Regno Unito, dove è stato fatto lo studio, riguardano un bimbo su venti. Sono la conseguenza di un malfunzionamento del sistema immunitario, che ha una reazione eccessiva nei confronti di cibi che di per sé sarebbero totalmente innocui. I sintomi sono: eruzioni cutanee, gonfiore, vomito, difficoltà a respirare (dispnea). Ancora più diffusa la dermatite atopica (o eczema), che in Gran Bretagna riguarda un bambino su cinque: la pelle è secca, screpolata e pruriginosa. Sia l'eczema che le allergie hanno origini in parte ignote, ma si è osservato che le seconde sono più comuni nei bambini con il disturbo cutaneo. «Sono disturbi che colpiscono milioni di bambini - dice Vanessa Garcia-Larsen, co-autore dello studio -. Stiamo ancora cercando le cause e i modi per prevenirle. Il nostro lavoro offre degli spunti, che andranno ulteriormente approfonditi».

Fonte: Corriere.it

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