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Emilio Croce EnpafIn seguito alla petizione presentata nei giorni scorsi dalla Fenagifar, la federazione dei giovani farmacisti, contenente alcune proposte per la riforma della previdenza di categoria, il presidente dell'Enpaf, Emilio Croce, ha ritenuto opportuno, in un comunicato stampa diffuso ieri, ribadire un concetto fondamentale: l'ente, e in particolare il suo Consiglio di Amministrazione, hanno già dimostrato oltre ogni più ragionevole dubbio di essere i primi e i più interessati a un percorso di riordino della previdenza di categoria in grado di ammodernare, pur mantenendolo in sicurezza, il sistema pensionistico di categoria, risolvendo al contempo alcune delle attuali criticità. Di più, ha sottolineato il presidente dell'Enpaf, il percorso di riforma, accogliendo le sollecitazioni della professione, è già stato avviato e ha anche cominciato a produrre frutti, sul versante dell'assistenza.

"Va salvaguardata e difesa la dignità della nostra professione ovunque sia esercitata"

"Il Consiglio di amministrazione - afferma Croce - dopo aver varato la riforma che ha previsto, tra l'altro, dallo scorso mese di gennaio, per i propri iscritti e pensionati diretti, l'assistenza sanitaria integrativa per i grandi eventi morbosi e per la non autosufficienza, con oneri a esclusivo carico del bilancio dell'Ente, ha già rimesso al centro delle proprie attività il dossier sulla riforma della previdenza, ampiamente sviluppato nel corso della precedente consiliatura grazie al prezioso lavoro della Commissione di studio presieduta dal prof. Alberto Brambilla"."I risultati sono stati anche illustrati nelle scorse settimane ai nuovi vertici di Federfarma - informa il presidente dell'Enpaf - nella convinzione che il confronto non possa essere disatteso, ma deve sempre rapportarsi ai numeri e alle disposizioni di legge che governano il nostro settore e che esulano, peraltro, dalla competenza regolamentare dell'Enpaf".

"Modernizzare la nostra previdenza deve avere, quale obiettivo prioritario, quello di prevedere pensioni più adeguate, garantendo la sostenibilità dei nostri conti nel medio-lungo periodo - continua Croce -. Mettere oggi in discussione requisiti regolamentari, quale quello dell'attività professionale per accedere alle prestazioni, peraltro comune a tutte le professioni, è un non senso, così come ha, obiettivamente, poche giustificazioni riproporre temi quali, il superamento dell'inscindibilità tra iscrizione all'albo e iscrizione alla Cassa che, tra l'altro, ormai nessuno tra i professionisti sanitari invoca, tenuto anche conto che il predetto superamento necessita di un provvedimento di legge. La verità è che oggi le prestazioni di welfare allargato, riconosciute ai nostri iscritti senza differenziazioni tra i medesimi e, quindi, anche per coloro che versano il contributo di solidarietà, rappresentano un momento di unità della professione che va salvaguardato e difeso". Inoltre, secondo Croce, va anche "salvaguardata e difesa la dignità della nostra professione ovunque sia esercitata, contestando, con forza e con ogni mezzo, forme lavorative che dissimulano un rapporto di lavoro subordinato e rispetto ad alcune delle quali è previsto, per legge, un esplicito divieto di instaurazione rispetto ad un professionista (stage e tirocini formativi e contratto di prestazione occasionale)". "Oggi più che mai, alla luce dell'avvento dei capitali nella gestione delle farmacie private, la difesa dell'autonomia della nostra professione passa inesorabilmente attraverso la difesa del ruolo e della funzione del nostro Ente di previdenza - conclude Croce -.

Per questo motivo la sua salvaguardia deve un essere patrimonio comune di tutte le sue componenti, soprattutto qualora si invochino processi riformatori che, necessariamente, non possono prescindere dalla sostenibilità dei conti, dalla solidarietà e dall'equità intergenerazionale ed endocategoriale". Anche secondo il presidente di Federfarma, Marco Cossolo, "è giunto il momento di affrontare seriamente la questione tutti insieme e di cambiare le regole del gioco, impegnandosi a compiere quell'atto di coraggio 'ragionato', forse troppo a lungo rinviato e per cui oggi i tempi sono maturi". 

©Redazione

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